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venerdì 6 maggio 2016

Fascicolo elettronico e WhatsApp, così cambia la nostra sanità digitale

Anche l'Italia sembra essere cresciuta dal punto di vista della sanità digitale, ma non si può parlare ancora di una vera e propria realtà italiana. Solo il 24% degli utenti prenota online visite ed esami, solo il 15% consulta i documenti clinica. Cresce la conoscenza del Fascicolo Sanitario Elettronico, ma solo il 5% dei cittadini lo ha utilizzato e solo 6 regioni su 20 lo hanno già attivato. Sono questi alcuni dati emersi dall’ultimo dall’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano.
In un contesto che vede una spesa sanitaria tra le più basse d’Europa (3.077 dollari per abitante contro i 3.453 della media europea, a pari capacità di spesa) e un costo reale destinato a crescere nel futuro, gli investimenti per la digitalizzazione della Sanità italiana nel 2015 si attestano a 1,34 miliardi di euro, pari all'1,2% della spesa sanitaria pubblica, circa 22 euro per abitante, mostrando una sostanziale stabilità rispetto al 2014 (1,37 miliardi di euro). Nel dettaglio, 930 milioni di euro sono stati spesi dalle strutture sanitarie, 320 milioni dalle Regioni, 70 milioni dai 47mila Medici di medicina Generale e 18 milioni direttamente dal Ministero della Salute. Se da un lato appare positiva la conferma del budget 2014, quando molti attori avevano dovuto effettuare investimenti per aggiornare e mettere a norma applicazioni e infrastrutture, dall'altro non si vede l'atteso recupero verso livelli di investimento confrontabili a quelli degli altri Paesi europei.
A cambiare però è il modo in cui i pazienti si relazionano con i medici. I canali digitali infatti sono sempre più utilizzati, a evidenziarlo è la ricerca svolta dall'Osservatorio in collaborazione con FIMMG e Doxapharma su un campione di 656 Medici di Medicina Generale: oltre a email (utilizzata 83% dei medici) e sms (70%), il 53% dei medici di base utilizza WhatsApp (+33% rispetto al 2015), soprattutto perché "consente uno scambio efficace di dati, immagini e informazioni, permettendo di evitare una visita". Tra i motivi addotti dai medici che non ne fanno utilizzo, invece, la paura che strumenti come WhatsApp finiscano con l’aumentare il carico di lavoro (49%) e creino possibili incomprensioni con il paziente (39%).
"Emerge un sempre maggiore avvicinamento dei cittadini ai servizi digitali per interagire con le strutture sanitarie e con i medici, con benefici rilevanti in termini di costi e qualità del servizio - ha affermato Paolo Locatelli, Responsabile scientifico dell'Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità -. La sfida ora è di facilitare l’accesso a tutti i cittadini, in particolare quelli più fragili e anziani, meno abituati all’utilizzo dei canali digitali, ma al tempo stesso più bisognosi di servizi. Serve una Sanità multi-canale che consenta di migliorare e rendere più efficiente il sistema consentendo ai cittadini di accedere a informazioni e servizi sia attraverso siti web e App, sia attraverso sportelli self-service nelle strutture sanitarie, nelle farmacie e nei supermercati".

Micaela Del Monte - INTELLIGO NEWS

venerdì 9 agosto 2013

Corte Costituzionale:Regioni sottoposte a piani di rientro "si alla pignorabilità dei beni ASL"

Il fatto:
Il TAR Campania ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 51, della legge 13 dicembre 2010, n. 220 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2011), nella parte in cui prevede che, nelle Regioni già commissariate in quanto sottoposte a piano di rientro dei disavanzi sanitari non possono essere intraprese o proseguite azioni esecutive nei confronti delle aziende sanitarie locali o ospedaliere sino al 31 dicembre 2011.

Profili giuridici: 
La Cassazione ha precisato che un intervento legislativo − che di fatto svuoti di contenuto i titoli esecutivi giudiziali conseguiti nei confronti di un soggetto debitore − può ritenersi giustificato da particolari esigenze transitorie, qualora sia limitato ad un ristretto periodo temporale e le disposizioni di carattere processuale che incidono sui giudizi pendenti siano controbilanciate da disposizioni di carattere sostanziale che garantiscano la realizzazione dei diritti oggetto delle procedure estinte.
La disposizione al vaglio del giudizio di legittimità, la cui durata nel tempo, inizialmente prevista per un anno, è stata differita di ulteriori due anni (sino al 31 dicembre 2013), oltre a prevedere la estinzione delle procedure esecutive iniziate e la contestuale cessazione del vincolo pignoratizio gravante sui beni, con definitivo accollo a carico dei creditori delle spese di esecuzione già affrontate, non prevede alcun meccanismo certo in ordine alla soddisfazione delle posizioni sostanziali relative ai titoli esecutivi inutilmente azionati.
La norma, pertanto, ponendosi in contrasto con l’art. 24 Costituzione, in quanto vengono vanificati gli effetti della tutela giurisdizionale già conseguita dai numerosi creditori delle aziende sanitarie procedenti nei giudizi esecutivi, è stata dichiarata incostituzionale.

Avv. Ennio Grassini.